venerdì 16 dicembre 2011

Acqua e tempo

Scarsa lingua di terra che orla il mare,
chiude la schiena arida dei monti;
scavata da improvvisi fiumi; morsa
dal sale come anello d'ancoraggio;
percossa dalla fersa; combattuta
dai venti che ti recano dal largo
l'alghe e le procellarie
- ara di pietra sei, tra cielo e mare
levata, dove brucia la canicola
aromi di selvagge erbe.
                                     Liguria,
l'immagine di te sempre nel cuore,
mia terra, porterò, come chi parte
il rozzo scapolare che gli appese
lagrimando la madre.
                                 Ovunque fui
nelle contrade grasse dove l'erba
simula il mare; nelle dolci terre
dove si sfa di tenerezza il cielo
su gli attoniti occhi dei canali
e van femmine molli bilanciando
secchi d'oro sull'omero - dovunque,
mi trapassò di gioia il tuo pensato
aspetto.


Quanto ti camminai ragazzo! Ad ogni
svolto che mi scopriva nuova terra,
in me balzava il cuore di Caboto
il dì che dal malcerto legno scorse
sul mare pieno di meraviglioso
nascere il Capo.


Bocconi mi buttai sui tuoi fonti,
con l'anima e i ginocchi proni, a bere.
Comunicai di te con la farina
della spiga che ti inazzurra i colli,
dimenata e stampata sulla madia,
condita dall'olivo lento, fatta
sapida dal basilico che cresce
nella tegghia e profuma le tue case.
Nei porti delle tue città cercai,
nei fungai delle tue case, l'amore,
nelle fessure dei tuoi vichi.
                                          Bevvi
alla frasca ove sosta il carrettiere,
nella cantina mucida, dal gotto
massiccio, nel cristallo
tolto dalla credenza, il tuo vin aspro
- per mangiare di te, bere di te
mescolare alla tua vita la mia
caduca.
Marchio d'amore nella carne, varia
come il tuo cielo ebbi da te l'anima, 
Liguria, che hai d'inverno 
cieli teneri come a primavera.
Brilla tra i fili della pioggia il sole,
bella che ridi
e d'improvviso in lagrime ti sciogli.
Da pause di tiepido ingannate,
s'aprono violette frettolose
sulle prode che non profumeranno.


Le petraie ventose dei tuoi monti,
l'ossame dei tuoi greti;
il tuo mare se vi trascina il sole
lo strascico che abbaglia o vi saltella
una manciata fredda di zecchini
le notti che si chiamano le barche;
i tuoi docili clivi, tocchi d'ombra
dall'oliveto pallido, canizie
benedicente a questa atroce terra:
- aspri o soavi, effimeri od eterni,
sei tu, terra, e il tuo mare, i soli volti
che s'affacciano al mio cuore deserto.


Io pagano al tuo nume sacrerei,
Liguria, se campassi della rete,
rosse triglie nell'alga boccheggianti;
o la spalliera di limoni al sole,
avessi l'orto; il testo di garofani,
non altro avessi:
i beni che tu doni ti offrirei.
L'ultimo remo, vecchio marinaio
t'appenderei.


Ché non giovano, a dir di te, parole:
il grido del gabbiano nella schiuma
la collera del mare sugli scogli
è il solo canto che s'accorda a te.


Fossi al tuo sole zolla che germoglia
il filuzzo dell'erba. Fossi pino
abbrancato al tuo tufo, cui nel crine
passa la mano ruvida aquilone.
Grappolo mi cocessi sui tuoi sassi.

                              Camillo Sbarbaro, 1922



Oggi vi parlo di terra e di acqua, di asprezza e speranza, di dolore e rinascita. Ve ne parlo attraverso una bellissima iniziativa che coinvolge tredici artisti che hanno messo a disposizione il proprio talento gratuitamente. Il progetto si chiama: "È la Liguria Terra Leggiadra", dall'omonima poesia di Cardarelli. E allora perché ho messo in apertura di questo post una poesia di Camillo Sbarbaro? Perché credo che dai versi qui sopra traspaia tutto l'amore disperato, profondo e atavicamente radicato dell'uomo per la sua terra. Una terra aspra quella ligure, battuta da vento e acque, spazzata dal Maestrale, inaridita dal sole, una cattedrale inerpicata sui clivi di faccia al mare.

Tutti sappiamo cosa è successo a Genova nelle settimane passate, abbiamo visto, sentito. L'uomo è poca cosa dinnanzi alla furia delle acque, lo abbiamo visto con i nostri occhi, nei filmati amatoriali, abbiamo dovuto fare i conti con la fragilità dell'esistenza, guardare in faccia la verità.

In momenti come questi le parole non contano, solo i fatti possono ridare vigore e dignità alla vita, ed è proprio di un agire collettivo che vi voglio parlare oggi: tredici artisti per un calendario, il cui intero ricavato andrà a Don Gallo, alla Comunità San Benedetto al Porto di Genova, perché il nostro aiuto possa arrivare ai genovesi in questi giorni di festa, anche, ma soprattutto dopo, quando avremo dimenticato...



Qui di seguito trovate l'elenco degli artisti che hanno contribuito alla creazione di questo calendario:


01 - gennaio OLIMPIA ZAGNOLI
02 - febbraio CAMBIANDO STRADA
03 - marzo MATTIA BUFFOLI
04 - aprile PAO
05 - maggio NINAMASINA
07 - luglio CECILIA RAMIERI
08 - agosto ARIANNA COLTORTI
09 - settembre MARIO CORALLO
10 - ottobre ALICUCIO
11 - novembre SILVIO GIORDANO
12 - dicembre CECILIA VIGANO’
13 - il mese che non c’era - NINA AND OTHER LITTLE THINGS

L'ideazione e la direzione artistica sono opera di Eloise Moransi, supportata dallo Stusio Paolo Bazzani.

A loro si aggiunge la voce di Camilla Ronzullo, Zelda was a writer, che ha dedicato al progetto uno scritto emozionale che vi riporto qui sotto:

"OLTRE IL MONTE DI PORTOFINO
di Camilla Ronzullo – Zelda was a writer 
Nel corso di una trasmissione televisiva realizzata per presentare Crêuza de mä, Fabrizio De André cercò di spiegare il profondo senso di precarietà che agguanta, in una morsa di dolore e fatalismo, ogni cuore abituato a vivere il mare e i suoi repentini cambi dʼumore. Lo fece in modo mirabile, elegante ed intenso. Non era nuovo a questo genere di affabulazione, ma quando iniziò a parlare di Genova e dei suoi abitanti, il discorso toccò vette di un lirismo non comune, solleticando la pancia di nuvole magicamente vicine al Divino. Le tenaci gemme incastonate nel cuore e nelle rughe dei marinai, da lui mirabilmente descritte, divennero allora qualcosa di prezioso, utile ad ornare la vita di ognuno di noi, nei giorni di risacca come in quelli di scirocco.
Riflettendo sulle incertezze della vita in mare, De André prese a citare un detto genovese, che suona allʼincirca così: Cae mugge, passou u munte de Portufin turnu franco e fantin, “Cara moglie, passato il monte di Portofino ritorno libero e scapolo. Quella trasmissione, Speciale Mixer Musica, venne trasmessa da Raidue nel luglio del 1984 e, per evidenti motivazioni anagrafiche, mi è capitato di vederla solo anni più tardi. Ricordo di avere pensato che il monte di Portofino e il suo oltre fossero molto simili allʼestensione di un giorno di cielo terso, quando il vento profuma di una sincerità che prende a schiaffi e insieme rasserena.
Il monte di Portofino mi è apparso come una siepe leopardiana, al di là della quale ipotizzare sia il disastro che la redenzione e, nei miei successivi incontri con la terra ligure – storie intime di abbracci sussurrati -, non ho mai mancato di cercare quella cresta di terra che si stagliava contro lʼorizzonte, capace di dividere i dati di fatto dallʼinfinito, con le sue incognite e i suoi doni di magia.
Per me, come per tutti quelli che giorno dopo giorno “balenano in burrasca”, il monte di Portofino è diventato la promessa di una tregua. Comunque vadano le cose, ci sarà sempre un lembo di terra che attende di esser valicato, un posto che non esclude le amare incognite della vita, ma che è capace di premiare il coraggio di chi parte e quello di chi resta. E intanto spera.
Mi piace pensare che questo calendario nasca appena oltre il monte di Portofino, simile alla pentola piena dʼoro che si trova in prossimità di un qualsiasi arcobaleno. Come sempre accade, non sono importanti né il nome del limite che si vuole oltrepassare né la specialità della favola che si insegue: contano la fiducia con cui si attende di raggiungere la meta e la certezza dei premi che sicuramente arriveranno.
Mi piace pensare che questo calendario arrivi imperfetto, un poʼ come capita alla vita, con i suoi 13 mesi invece di 12. Perché un mese venga regalato al bisogno di ricostruzione e alle cure di chi vuole con tutto se stesso che le lacrime tornino presto ad essere gocce di pioggia. Nullʼaltro che pioggia."
(©Copyright tutti diritti riservati)

Per avere maggiori informazioni sul progetto potete visitare il blog dedicato, qui

Se lo volete acquistare online, potete consultare il sito di The Kids Boutik.

Spero che anche voi possiate contribuire a questa iniziativa, ogni centesimo è importante.

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