L'Enfant-Phoque, di Nikolaus Heidelbach, Editions des Grandes Personnes, Ottobre 2011
Mi è arrivato, fresco di stampa, l'ultimo capolavoro di Nikolaus Heidelbach e, nonostante non sia un periodo semplice per impegni lavorativi e vita privata, non posso trattenermi dal parlarvene seduta stante.
Il libro è uscito in Germania nel mese di agosto, per le edizioni Belz & Gelberg, con il titolo Wen ich groß bin, werde ich Seehund, tradotto in francese da Brigitte Déchin per Les Editions des Grandes Personnes che confermano, se mai ve ne fosse bisogno, l'elevatissima qualità del proprio catalogo.
Come di consueto, i libri di Heidelbach non risparmiano nulla ai propri lettori, in essi traspare quella franchezza ruvida ed intellettualmente trasparente che così bene caratterizza l'opera di questo maestro della narrazione. Il tema trattato è duro, diretto, così come soltanto la realtà sa essere dura e diretta, senza filtri né mediazioni.
La trama è presto detta: un bambino, figlio di pescatore, che vive con i genitori sulla spiaggia in un apparente mondo ideale fatto di pesci, conchiglie e salsedine, un giorno viene abbandonato dalla madre che sceglie di tornare a far parte del proprio popolo, quello delle foche.
Come afferma Andreas Platthaus nel saggio E per cosa prega la morte?, parte del volume Quasi solo. Disegni per Tutti, edito da Hamelin in occasione della recente mostra tenutasi durante la Fiera di Bologna: "I libri illustrati di Heidelbach parlano della prospettiva degli dèi e raccontano storie terribili."*
Riprendendo la leggenda delle Selkie, le donne foca della tradizione popolare nordica che si trasformano in esseri umani per poi eventualmente tornare alla vita marina, Heidelbach ci mette di fronte ad una realtà nuda e cruda, che non è e non può essere edulcorata da spiegazioni fittizie: l'abbandono, appunto. Un giorno hai una famiglia e nuoti spensierato nel mare, il giorno seguente quello che avevi non c'è più, non ci sono motivazioni che possano aiutare a capire, o se ci sono rimangono comunque inadeguate rispetto alla portata di quanto accade. Vani sono i tentativi di chi cerca di ostacolare la definitiva trasfigurazione della madre in foca, ciò che gli dèi hanno deciso, o il destino se preferite, non è alterabile. E' proprio a questo punto che entra, essenziale, il ruolo delle illustrazioni, attraverso le quali riusciamo ad avvertire tutta la portata del messaggio dell'autore, basta guardare la tavola qui sotto:
in un fermo immagine in cui madre e figlio si rispecchiano l'uno nell'altra, riflesso coincidente di uno stesso gesto, ci accorgiamo che il messaggio va molto al di là, perché ci mostra la natura di entrambi i soggetti, ne svela l'empatia, la somiglianza, rivela l'essenza del loro rapporto che è popolato da uno straordinario immaginario intimamente condiviso, cui viene affidato il ruolo di cullare, rassicurare, di regalare anche momenti di affetto che contrastano fortemente con l'apparente distanza materna e con la sua partenza definitiva.
Come spiega perfettamente Ilaria Tontardini, nel saggio intitolato Guardando nascere uno scinco. Gli animali di Nikolaus Heidelbach, che trovate sempre nel volume Quasi Solo Disegni per Tutti di cui vi parlavo sopra: "Ecco un ruolo che l'animale ha spesso, quello di svelare, anche in situazioni che sembrano straordinarie, che il mistero è rimpiazzato dall'evidenza: l'infanzia, come la natura, non è un Eden smarrito, ma un posto meravigliosamente e drammaticamente vero."*
Nel magico contatto fra immaginario e realtà, che come sempre avviene al confine con l'onirico, ogni tensione si scioglie, tutto torna in equilibrio. I racconti materni, intrisi di fantastici mostri marini e pesci straordinari, traghettano il bambino fra un mondo e l'altro e tengono saldo il legame fra i due, anche dopo che la madre se ne sarà andata, come mostra l'immagine di retro-copertina, in cui si vedono due sgombri posati su di uno scoglio, ideale nutrimento di una foca per il suo piccolo, quasi a significare che nessun legame veramente saldo può essere spezzato.
L'immaginario marino sembra inabissarsi con la partenza della madre, a lei e alle meraviglie dei fondali subentra la figura paterna, con la spiaggia deserta e l'azzurro infinitamente malinconico di cielo e mare. Quasi assente all'inizio del racconto, distante fisicamente, apparentemente distratto, il padre dovrà colmare il vuoto lasciato dalla madre, e lo farà con un abbraccio in cui amore e tristezza sono sintetizzate con eloquente poeticità.
Molti genitori si spaventano davanti a storie che trattano queste tematiche, preferiscono racconti più spensierati, credendo di mantenere integra e candida l'infanzia dei propri figli. Non si accorgono, seppur in buona fede, che li stanno invece privando di esperienze importanti per la famiglia, e psicologicamente fondanti per il singolo, così come spiega bene Mauro Mongarli, in questo bellissimo post per Topipittori. O anche come ci dice Maurice Sendack: "Children are tough, though we tend to think of them as fragile. They have to be tough. Childhood is not easy. We sentimentalize children, but they know what's real and what's not. They understand metaphor and symbol. If children are different from us, they are more spontaneous. Grown-up lives have become overlaid with dross." ** e ancora: "We've educated children to think that spontaneity is inappropriate. Children are willing to expose themselves to experiences. We aren't. Grownups always say they protect their children, but they're really protecting themselves. Besides, you can't protect children. They know everything."***
Chi pensa che l'infanzia sia tutta coniglietti e dolcezza, forse dimentica che è proprio questa l'epoca in cui un essere umano getta le fondamenta del proprio io, il momento in cui luci ed ombre si mescolano indefinitamente, il periodo in cui istinto e ragione sono ancora una parte unica, atavicamente agganciate in una sorta di midollo primordiale. Vivere è difficile, da subito, e benché noi adulti conserviamo un ricordo nostalgico dei nostri giorni bambini, perché ci sembra che tutto allora fosse luminoso, allegro, eternamente soleggiato, in un atto di estrema onestà saremmo costretti ad ammettere che nessuno di noi è stato esentato da paure piccole, grandi, insormontabili. L'abbandono da parte di un genitore è forse una delle paure più forti cui si possa pensare quando si è piccoli. Un mio incubo ricorrente, quando avevo appena quattro anni, ruotava proprio attorno a questa sensazione di perdita, di abbandono: con il senno di poi penso che avrei voluto avere questo libro, perché mi avrebbe aiutata a capire molte cose, mi avrebbe resa più forte e coraggiosa.
La risposta che Heidelbach ci regala, arriva in tutta la sua prorompente semplicità: la vita continua, imperturbabile.
La potenza espressiva di Heidelbach rimane una delle più piacevoli riscoperte del panorama internazionale. La vena ironica e irriverente che lo caratterizza aiuta, sola, a rassicurare, a regalare un sorriso ai lettori, perché nella sovversione delle regole del pensiero, Heidelbach sguazza con una naturalezza appagante per chi osserva.
La meravigliosa rappresentazione del mondo marino, che in questo libro ha un ruolo essenziale, benché non preponderante, accompagna il bambino durante tutto il racconto, a partire dai risguardi che rappresentano i fondali marini, con una piccola sorpresa nel risguardo di chiusura che però non vi rivelo. Per usare ancora le parole della Tontardini: "Gli animali sono raffigurati spesso con i bambini. [...] Con gli animali si mangia, si gioca assieme, si fa sport [...] Sono creature vere, non antropomorfe (non sono mai vestite ad esempio) che hanno con l'infanzia un rapporto assolutamente paritario: non c'è stupore, ci si riconosce." *
A riconferma di ciò, ripensando alla quarta tavola di questo post, in cui il bambino addormentato viene baciato sul naso da un cavalluccio marino, mi viene in mente un'altra immagine di Heidelbach, intitolata Flora dorme bene, in cui Flora, addormentata nel suo lettuccio, viene similmente baciata da un enorme pesce, perché il legame fra animali e bambini nelle storie di Heidelbach è imprescindibile.
Un altro importante aspetto dell'opera di Heidelbach, che ritroviamo anche in questo albo benché solo limitatamente agli abiranti degli abissi, è rappresentato dai suoi nudi tondi, ammiccanti, mai maliziosi negli adulti, semmai più maliziosi nei bambini che sono tali proprio perché il corpo imparano a scoprirlo giorno dopo giorno, il proprio, quello degli altri, come spiega ancora Platthaus: "D'altronde cosa, se non l'interesse per il corpo, che si trova alla base di ogni apprendimento umano, potrebbe essere più adatto ai bambini?"*.
I nudi, così come gli animali, rappresentano la straodrinaria normalità di ogni essere umano: difficilmente Heidelbach rappresenta bellezze plasticamente perfette, sembra altresì prediligere volti bruttini e imperfezioni fisiche che spesso accentua, quasi a voler sottolineare che sono proprio quelli i segni di un più profondo interesse umano e psicologico verso i propri personaggi.
"L'esattezza dello sguardo di Nikolaus Heidelbach oltrepassa la descrittività, è quasi sensuale. Sensualità, bellezza e mostruosità sono qualità che viaggiano insieme e che accompagnano i prodigi."*
"les trois murènes royales, plus belles les unes que les autres"****
Questo albo, pervaso com'è dall'ossimorica rappresentazione del mondo animale descritta dalle parole della Tontardini qui sopra, incarna appieno i ruoli di cui abbiamo parlato, essenziali per l'economia del racconto che ne esce arricchito, non solo a livello simbolico e metaforico ma, soprattutto, a livello umano.
Un piccolo capolavoro in cui sensibilità, ironia, tragedia e speranza sono perfettamente bilanciati, narrato da una voce fuori dal coro che, come sempre, aiuta gli adulti a riflettere e i bambini a sentirsi in pace con le proprie pulsioni, intimamente compresi ed accettati per come sono.
Se leggete il francese, vi potrebbe interessare questo bell'articolo apparso sul blog Des Enfants des Livres.
* Quasi solo. Disegni per Tutti, a cura di Hamelin, Editrice Compositori, 2011.
I saggi citati sono i seguenti:
E per cosa prega la morte? di Andreas Platthaus, pagg. 19-29;
Guardando nascere uno scinco. Gli animali di Nikolaus Heidelbach di Ilaria Tontardini, pagg. 37-45.
** "I bambini sono tosti, anche se noi li pensiamo fragili. Devono essere tosti. L'infanzia non è facile. Abbiamo un'idea sentimentale dei bambini, ma loro sanno cosa reale e cosa non lo è. Capiscono metafore e simboli. Se i bambini sono diversi da noi, è perché sono più spontanei. Le vite degli adulti sono ricoperte di spazzatura." Citazione tratta dall'articolo intitolato "The Paternal Pride of Maurice Sendak" di Bernard Holland, nel New York Times dell'8 novembre 1987.
*** "Abbiamo insegnato ai bambini a pensare che la spontaneità sia inappropriata. I bambini sono disposti a esporre sé stessi alle esperienze. Noi no. Gli adulti dicono sempre che stanno proteggendo i loro figli, ma in realtà stanno proteggendo sé stessi. E poi, non si possono proteggere i bambini. Loro sanno tutto." Ibidem.
**** "Le tre murene reali, una più bella dell'altra."
N.B. Le fotografie delle tavole sono riprodotte a scopo documentale, mi scuso per la non perfetta qualità delle stesse. Copyright© testo e immagini, Editions Des Grandes Personnes e Belz & Gelberg 2011.




bello bello bellissimo questo post !
RispondiEliminaCiao Serena, grazie, davvero :-)
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