lunedì 18 luglio 2011

La Rosa, Orecchio Acerbo Editore

La Rosa, di Ljudmila Petruševskaja, illustrazioni di Claudia Palmarucci, Orecchio Acerbo Editore, Luglio 2011.


Lo scorso anno, mentre ero in visita a Macerata dagli amici di Ars In Fabula, ebbi occasione di visitare l'esposizione degli illustratori in formazione presso il master. Mi ero riservata un pomeriggio per gironzolare con calma e osservare indisturbata i lavori svolti. Ammirai il talento, l'originalità, l'elevato livello degli allievi poi, girato un angolo, la folgorazione. Rimasi incantata davanti ad alcune tavole, lo sguardo mai pago di quella raffinatezza, del tratto fine, dei colori perfettamente bilanciati, dei potenti richiami pittorici che mi rallegravano l'anima, ero persa. Quando finalmente ripresi il controllo, guardai il cartellino: Claudia Palmarucci.

Dopo poche ore seppi che le tavole (preliminari) che tanto mi avevano affascinata, erano parte del lavoro che Claudia stava facendo per Orecchio Acerbo, per il progetto libro del Master. Per quel meccanismo di affinità elettive, fra tutti, avevo incontrato proprio lei. Sorrisi e pensai che, in fondo, tutto torna!

Così è stato il mio incontro con questa giovane artista, bravissima.

Il testo che Claudia ha illustrato per questa sua opera prima è di Ljudmila Petruševskaja, di cui Orecchio Acerbo ha già pubblicato diversi titoli: La Valigia delle Carabattole, Il Muro Bianco (in 1989 Dieci Storie per Attraversare i Muri). La Petruševskaja è autrice di pièces teatrali e di racconti caratterizzati da un forte gusto per il surreale, spinto spesso ai limiti, strumento per un'impietosa analisi dei meccanismi del potere. In passato censurati dal regime, ora i suoi lavori sono amati e riconosciuti in tutto il mondo e in patria tanto che, nel 1991, le sono valsi l'Alexander Pushkin Prize.

Nel racconto di cui vi parlo oggi, La Rosa, il protagonista è un uomo che un bel giorno inizia a profumare, per l'appunto, come una rosa. Gradevole, penserete voi, eppure, se profumaste come una rosa con altrettanta persistenza, non credo ne sareste poi così entusiasti e chi vi circonda ancora meno.


Quando tutto, ma proprio tutto, inizia a profumare come foste in un roseto, i disagi iniziano a farsi sentire: il cibo non avrà altro odore che quello di rosa, gli animali non riconosceranno gli odori e ne saranno disorientati, i vicini saranno esasperati da questa invadente fragranza.


Cosa fare allora? Meglio affidarsi a chi sa, ed è così che l'uomo si reca all'Accademia Botanica, dove illustri professori si potranno prendere cura di lui. Ma è proprio da questo punto in avanti che la vera vena surreale del racconto prende piede: l'uomo diviene oggetto di studi da parte degli eminenti studiosi i quali, per nulla stupiti dello strano fenomeno, iniziano a disquisire circa le modalità con cui trattare l'esemplare unico di cui sono venuti in possesso.

La vena surreale che tanto caratterizza la Petruševskaja non delude e non risparmia una certa critica ai diktat, in questo caso più scientifici e forse anche intellettuali, in cui l'uomo finisce col divenire marionetta nelle mani di dottori e luminari. L'autrice sembra volerci dire che, laddove la scienza perde il contatto con l'umanità, tutto, anche la vita stessa, diviene risibile. Di fronte alle esigenze di ricerca il soggetto diviene oggetto e, se necessario, fenomeno perdendo ogni diritto, ogni possibilità di scelta. E la società?

Per rimanere in tema floreale, sul fertile terreno di questo eccezionale racconto fioriscono, meravigliose, le illustrazioni di Claudia che enfatizzano il messaggio camuffato dietro l'improbabilità metaforica del testo. Ma procediamo passo, passo, che c'è parecchio da dire.

Già dalla copertina viene chiaramente annunciano il tipo di storia che ci stiamo apprestando a leggere: apertamente ispirata a Magritte, la copertina studiata per questo volume vede l'unione di ben due opere del pittore:

L'homme au chapeau Melon, del 1964

Le Tombeau des Loutteurs, del 1960

L'Homme au Chapeau Melon, peraltro, è citato anche nella prima illustrazione che ho messo. Notate, sempre nella prima illustrazione, come l'ombra dell'uomo tradisca la rosa, rappresentazione di uno stato latente che lentamente s'impadronisce del protagonista mutandone il destino per sempre. Perché proprio da questo momento in avanti, egli non sarà più lo stesso e la rosa, da semplice ombra, diventerà sempre più palpabile e incombente.

Non è un caso che Claudia abbia scelto Le Tombeau des Loutteurs (La Tomba dei Lottatori) come secondo elemento per la copertina: a prescindere dalla più evidente ragione di coincidenza floreale infatti, Le Tombeau des Loutteurs racchiude, nel proprio titolo e a livello simbolico, la sintesi perfetta dell'interpretazione data al testo: l'uomo, che al principio del libro era rappresentato con apparenza umana, unico, circondato dall'indifferenza di uomini-marionetta (vedi anche la seconda immagine di questo post) già ampiamente assoggettati al potere della scienza,



ad un certo punto si arrende, non lotta più, sceglie altresì di affidarsi all'esperienza dei grandi luminari. Dall'alto del proprio intelletto, questi trattano l'uomo come fosse un vegetale, lo legano con una cordicella a una lunga canna:


"Lo annaffiavano, come ogni rosa bianco-rosa,
tre volte al giorno con non so che acqua torbida,
sicché ogni volta gli si inzuppavano i piedi.

E alla fine
si raffreddò
e
si piegò."


Testo e illustrazioni, così collegati, per certi versi mi portano alla mente Rhinocéros, di Ionesco, capolavoro del teatro dell'assurdo. In particolare penso agli uomini che, uno ad uno, si trasformano in rinoceronti sotto lo sguardo atterrito di Bérenger, il protagonista, che rimane l'unico della sua specie. Similmente, nella visione di Claudia, l'uomo ci appare unica rosa piantata in un deserto di pupazzi animati che non lo accettano e non lo comprendono. Vero è che, quando apriamo il libro, la trasformazione di massa (o l'assoggettamento alla scienza che dir si voglia) è già avvenuta: tutti, tranne l'uomo e alcuni bambini, sono già marionette. Qui pertanto, il passaggio è quasi indolore, vissuto con il lieve affanno di chi sale una china non troppo ripida, non certo con l'angoscia dell'accerchiamento patita da Bérenger, di cui non udremo l'ultimo grido: "« Je suis le dernier homme, je le resterai jusqu'au bout ! Je ne capitule pas ! »*. Perché, a dirla con le parole della Petruševskaja: "i fiori sono creature sottomesse... i veri fiori crescono dalla spazzatura e si nutrono come capita."

Prima di lasciarvi, ancora qualche parola su Claudia e la sua arte, anche se il talento di questa giovane artista è già abbastanza evidente senza che io aggiunga altro. Non vi tedierò con annotazioni sulla tecnica, che si spiega perfettamente da sola in tutta la sua perfezione, preferisco concentrarmi su un altro aspetto che, come accennavo all'inizio di questo post, mi ha profondamente colpita: parlo del grande respiro che Claudia sa dare alle tavole, della raffinatezza del suo pensiero, delle sue interpretazioni e della sensibilità che ha dimostrato nell'avvicinarsi a questo testo. Apprezzo particolarmente la cultura che traspare dai suoi lavori, vero nutrimento che ha lasciato profonde tracce nella sua visione pittorica, un corredo intellettuale con cui Claudia gioca magistralmente, divertendosi e facendo divertire, come nell'esempio qui sotto:


La lezione di anatomia del dottor Tulp di Rembrandt, del 1632

in cui, riprendendo alla famosa Lezione di Anatomia di Rembrandt, non solo ne ripropone la composizione ma si diletta aggiungendo ai medici/professori una bella faccia di luna (forse in memoria di quelle islamiche che tanto ispirarono in epoca medievale), quasi a voler sottolineare una certa stravaganza intellettuale, una sorta di straniamento dell'autorità scientifica da essi rappresentata.

O ancora come nel pannello centrale dell'illustrazione qui di seguito, che richiama chiaramente il celebre dipinto di Watteau:


Pierrot dit autrefois Gilles di Watteau, del 1717

quando, a trasformazione avvenuta, il nostro protagonista trascende la marionetta per divenire maschera.

Non cito altro, vi dico soltanto che ovunque compaiono piccoli camei e interessanti riferimenti pittorici che è un piacere scoprire.

Oltre alla lettura del testo, e alla bellezza del messaggio in esso contenuto, credo sia particolarmente importante, in questo caso, soffermarsi sull'importanza che può avere per i bambini l'immagine per un processo formativo e di avvicinamento all'arte.









* "Sono l'ultimo uomo, rimarrò tale fino alla fine! Non capitolo!" Rhinocéros, Eugène Ionesco.



Copyright© testo e immagini, Ed. Orecchio Acerbo 2011. Le immagini sono state pubblicate con il consenso dell'editore, ogni loro riproduzione è severamente proibita.

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